Metropolis Fritz Lang 1926
Cast :Alfred Abel , Rudolfe klein-Rogge , Brigitte Helm
310 giorni e 60 notti di riprese.
La "città delle macchine" come unico garante della vita della città stessa...
Catapultati nel 21esimo secolo,cosi come Lang lo immaginava.
Ribellione di una classe operaia in condizioni di sfruttamento che porterà alla distruzione delle macchine,ribellione che giunta all'esasperazione riuscirà quasi ad uccidere l'intera città.
Una città articolata su 2livelli,uno sotterraneo,fantasma;la città delle macchine cuore pulsante di Metropolis.Luogo alienante dove l'individuo non esiste,è automa facente parte di un piano sopraelevato,prefigurazione militaresca della dittatura nazista.
Il secondo fatto di lusso,ricchi industriali imprenditori,là dove dove vive l'arteficie della seconda "Torre di Babele" Fredersen magnate governatore di Metropolis.
Scontro di simbolismi gotici e modernità.Lang "pittore"espressionista.
Ecco alcune significative scene del film:
Maria ragazza della città sotterranea,guida spirituale dell'oppressa classe operaia.

Freder,figlio del potentissimo magante di Metropolis che decide di scendere nella città sotterranea per conoscere "i suo fratelli" e dar loro sollievo,cambiando identità e prendendo il posto di uno di essi.

Capolavoro della storia del cinema,primo film della storia tutelato dall'Unesco.
Non vi dico altro,è assolutamente da vedere...
Liebenat
alle 19:25 | link
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"Don't try to hard to think"
Non sono poi l'unica...
a fissare il sole,
preouccupata di cosa ci possa essere dentro...
non sordomuta...
sto fissando il sole...
e non sono l'unica ad esser felice...
di accecarmi...
Sento il calore sulle spalle...
tutto freme
ma,
sono accecata da questo strano bagliore
e...
"i'm just staring at the sun..."
Liebenat
alle 13:37 | link
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Uno specchio,una vita immaginata
dietro...
ma cosa ci sia davanti...
non ci è dato saperlo.
Uno dei quadri che più ho amato alle scuole superiori,
il suo sguardo mi ha sempre stregato.
e quello specchio
quasi come
come se lei non vivesse in quella realtà,
come se fossero ombre
come il mito della caverna
e lei
guarda nel vuoto
paura?
smarrimento?
un bicchiere.
come faccio io
se mi lascio tutto alle spalle
se sto in un bar
e sorrido
ma non so bene cosi ci sia una spanna più in là del mio naso.
so cosa c'è dietro,
come nello specchio
e so di non voler voltarmi...
Liebenat
alle 12:33 | link
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www.dieselwall.it
Non ho un buon rapporto col muro della diesel che campeggia ale colonne di san lorenzo.
ma ho decisamente un buo rapporto con le colonne stesse.
L’altra sera complice la pioggerellina e il primo freddo autunnale
io e alessia ci trovammo dinnanzi a questo muro.
Come ai tempi gloriosi del libro delle risposte(lo conoscete?)
posi la mia domanda,
schicciai il bottoncione rosso e...
fu un SI.
Che suscitò gli applausi dei pochi temerari incuranti del freddo ancora seduti di fronte al muro,
io che ho bisogno continuo di risposte,
con molta leggerezza sorrisi.
Non che un marchingegno elettronico possa decidere della mia vita o rassicurarmi sul futuro...
ma un SI cosi imponente mi ha di certo messo di buon umore...
ho osservato le svariate coppie di amici,
amanti,
convinti che un muro potesse davvero interagire con loro,
come fosse un oracolo.
per gioco,
per scherzo
per ingannare il tempo
quellai sera Milano si è dipinta di fatalismi….
Liebenat
alle 17:51 | link
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Via Dante
Un esposizione di colori,
di emozioni
più che di foto...
yann Tiersen riesce a render poetica anche la metropolitana
all'orario di punta.
Cadorna.
Il passo dondolante e indeciso,
quello diritto alla meta.
Sguardo perso nel vuoto e
melodia adattabile.
Come stamane,
come Amèlie...
Folata di vento e prime foglie autunnali
Divina commedia e vita in rima..
I pensieri,il respiro...
il passo..
è scandito da musica...
lento,indeciso
o spedito che sia.
E Stamane mostra di sentimenti
di tenerezza...
Alla ricerca di se stessi,
fra polverose soffite
fra pile di libri...
in vicoli di Milano a me sconosciuti
"Non si puo' dipingere di bianco il bianco e di nero il nero.
Ciascuno ha bisogno dell'altro per rivelarsi"
Liebenat
alle 16:10 | link
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"In fondo, tutti alimentiamo il sogno di ritornare nel nostro Paese - spiega Lorenzo Ascoden, eritreo, 40 anni, immigrato a Milano e papà di due bimbi di 9 e 10 anni -; anche se sappiamo che i nostri figli probabilmente rimarranno qui. Ai miei figli non ho insegnato la mia lingua, il tigrino, perché pensavo fosse meglio per il loro futuro. Oggi me ne rammarico"
Me ne rammarico io stessa,a mia madre eritrea nata e cresciuta in un collegio ad Asmara fu negata l'opportunità di impararlo.Viveva in un collegio di suore italiane in un periodo (sino al 72)in cui la possibilità di imparare parlare e stare a contatto con italiani era vissuta come una "opportunità"
Mia madre a 20anni si trasferi a Milano.Ora ne ha 53,non ricorda la sua lingua,la capisce a stento e chiaramante non me l'ha potuta insegnare...
Un opportunità mancata,perchè amo le lingue le culture soprattuto se ne porto i segni sulla pelle e se,dopo quest'estate non è solo la mia pelle a portare quei segni...Ho immagini,esperienze ,colori e sapori che non posso e non voglio cadano nell'oblio...
e io seguito a rammaricarmene...
Liebenat
alle 15:44 | link
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é un po che non vedo la palla di fuoco chiamata sole tramontare,
è tanto che vuoi per la mia sveglia non proprio mattiniera
vuoi per l'inizio della stagione delle pioggie milanese
è un po' che non lo vedo ancora sorgere...
ma non è poi cosi male...
l'ultimo era ad asmara,omai molto tempo fa,molto lontano da qui.
ma cio m tiene ancora legata a quel posto.
l'ultima volta che vidi il sole tramontare...
ero ancora li.
   
Liebenat
alle 16:10 | link
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E mi scopro a spiare,nel cuore della notte,
le poche finestre illuminate...
è divenuto quasi un appuntamento per me.
Sul terrazzo,immersa nel buio,il gelo..
e la quiete di una città che dorme...
solo il mio respiro e qualche boccata dalla mia marlboro.
Dinnanzi a me
questa finestra,illuminata
nel cuore della notte.
una perete tersa di fotografie da questa distanza indistinguibili,
una sola.più grande e vicina,sembra ritrarre un bimbo
Una lampada là,sulla scrivania,rischiara un paio di scarpe da ginnastica
cosumate.
Un disegno appeso fra le foto e in un angolo semi buio
una porta
aperta.
Non mi è dati sapere chi viva al suo interno,
in quella stanza oggetto della mia curiosità e
della mia attenzione.
senza far rumore,torno dentro.
mani gelide
tutto tace.
Liebenat
alle 22:07 | link
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